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domenica 15 febbraio 2009

No easy way down




No easy way down – Versione Cut D.G.

“Now your sad eyes reveal just how badly you feel cause there is no easy way down. The view from the cliffs Must have been exciting And up to the peaks You were bound. Now youre stranded alone And the past is unknown And there is no easy way down”

La romantica e affilata voce di Southside Johnny taglia in due questa solida e inaffondabile notte. Ancora una volta non trovo un motivo per raccontare una storia che altri vorrebbero sentire; non io però. La mia voce è arida, come velluto cosparso di sabbia, come tanti pomeriggi d’estate, in fila, sotto un sole che non ha pietà di me. Sempre qui, all'Erotika Hotel. Ma adesso che ci sono vi dico un paio di cose che credevo di conoscere bene di una persona speciale, che sa ancora come girare il coltello nella mia ferita e cospargere di sale la mia pelle obsoleta. Ancora una volta non trovo una ragione per alzarmi da questa sedia e assalire i miei fugaci pensieri. Ma la notte come un mantello ricopre le mie ferite e il dolore, che si nasconde bene, nella tenda delle stelle di novembre. Ancora una volta il tuo sorriso taglia in due una notte insopportabile, una notte che da infausta compagna avvolge questo malumore. Ricordo ancora la voce di Dusty Springfield rompere il silenzio in quella mansarda di Cork, sulle note di "No easy way down". Ieri era una di quelle notti in cui puoi solo arrenderti all'evidenza della disfatta, ma quelle parole mi hanno fatto capire che bisogna continuare a sperare e che il materiale dei sogni è cosa impalpabile, come la vita del sognatore.

E’ una marea, è una triste marea, e non è colpa di una cosa sola. Non è sempre colpa mia, adesso. Beh, tutto il tempo che passi a cercare di riprenderti quello che ti hanno portato via; è solo tempo sprecato: devi fare in modo che la ferita non sanguini più. Giungono risposte nella notte a destare il riposo del guerriero sconfitto, ma la domanda ha perso di significato, la domanda giace sepolta dalle macerie del tempo. Le forze del bene appaiono da sempre insufficienti per sconfiggere il Male che invade la nostra esistenza, ma non è così. Questo è il giorno della grande battaglia e io mi sento gia vittorioso e destinato alla gloria!

Taci Demetrio! Per stasera ti abbiamo sentito abbastanza. Del resto credo che non capirò mai l’animale maschio, anche se alcune cose le ho capite. Demetrio in realtà non desiderava essere più giovane. A pensarci bene erano abbastanza pochi, nella vita, i premi assegnati alla gioventù. La vita avara di premi di consolazione aveva lasciato a Demetrio l’amaro in bocca della sconfitta senza onore, non c’era stato un pubblico a fischiarlo e ad inveire, nessuna radiocronaca in diretta, mentre si esibiva nel suo colpo migliore e peggiore, il rimpianto di una vita sprecata a rincorrere sogni rotti, pensioni d’infedeltà e barbagli di gloria. Dove la ricompensa, dove la paga da legionario? Soltanto un ramponiere perso in alto mare. Adagiati su un morbido giaciglio nella notte di novembre.

Nello stereo Southside Johnny con una malinconica versione di “No easy way down”. Demetrio si sarebbe sciolto come un panetto di burro, nello sguardo di Lorena. Lei era una ragazza dolce e romantica, comprensiva, aveva annusato le sue ferite fresche e semplicemente aveva ignorato ogni brutta sensazione, voleva solo sentire un po’ di calore…

Tornerà la magia, fiorirà l’aspidistra e la voglia di chiudere gli occhi e abbandonarsi al lirico stupore ritornerà, quello delle sue magnifiche parole evocative, di un amore che non posso e non voglio obliare e ad un futuro incerto fatto di illuse chimere, che vedo esplodere dalle finestre dell’Erotika Hotel…

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"Cambiano i film, le malinconie, cambiano i sogni e le fantasie. Cambiano i duri ma non i fragili, cambiano gli angeli, non certo i diavoli..." (Massimo Bubola)
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sabato 22 novembre 2008

NESSUNA NOBILTA'




"Qui non potete brindare l'un l'altro che con cuori spezzati: lassù brinderete con bicchieri infrangibili" (Moby Dick)

Chiedono pietà al mondo e chiederanno perdono... (strisciando)…
Le informazioni corrono frenetiche sulla Rete. Sfreccia una moto di grossa cilindrata e la sua scia crea un rombo di vacuità. Soltanto la mia mente che non regge i colpi duri, non più. (In quella stanza) C’era un silenzio capace di spaccare i vetri e far vibrare le molle di un umido materasso, ai confini del mondo e del mio periferico universo. Reprimo un breve sospiro e metto in tasca un accendino, ne avrò bisogno in questa notte di vaselina e candore. E’ come se la mia anima cruda vagasse in giro, senza il mio permesso. Ogni cosa avanza nella notte sorretta dall’oscurità, un ambiguo senso di vuoto ci rende liberi e prigionieri nello stesso tempo e io mi ritrovo solo in questa camera dell’Erotika Hotel, a contemplare i barbagli della notte…

Tutto è consumato, anche il tuo orifizio. Troverò risposte in ogni fessura e m’infilerò con vigore investigativo. Soltanto la mia anima lasciata a bruciare in questa notte di falò redentivi. Solo il solitario, solo il mio corpo spento e appagato. Anime sudate su un patibolo lenitivo. Il mio corpo non conosce pace, ma la tua lingua mi colpisce più della tua frusta. Ho provato a far vibrare ancora questo cuore e a schivare ogni pallottola argentata, in questa notte di delirio umorale / Il tuo corpo brucia, il tuo corpo mi è caro, ma il profumo è mutato, come la mia anima. Pietà per i deboli e per questa spada spuntata. Mai stato risoluto / Mai cercato verità in fondo alla mia schiena, ma c’è sempre una prima volta e si è vergini solo per un attimo e poi… poi ci si corrompe in un mambo lisergico / Birra & Saliva, lacrime e abbracci. Stringi forte, Honey!
Afferra il piacere finchè dura. Domani potresti smettere di sospirare. Rinuncio a me, al mio passato. Ricomincio a sognare, con le tue gambe aperte che non hanno pietà, non adesso! Ci incontreremo ancora in una dolce sera d’ottobre e Fred Bongusto, rasoio sul velluto ci inviterà a danzare per lenire il nostro sconforto. Stringimi ancora e carezza questa mia barba da bugiardo lestofante.

Stanotte mi sento ancora vivo, innocente e immacolato, ancora per qualche istante. Dove andiamo adesso? Usciamo per un momento dall’Erotika Hotel: ti lascio guidare in questo mambo di redenzione. Cavalca come se da ciò possa dipenderne la mia anima sconfitta / Dammi gioia e pace, gimmie shelter, baby! Sarà forse un torto sentirsi vivi e anche un po’ meno teneri e solitari. Cuore sotto vetro, se tento un respiro lungo collasso. E se gonfio i muscoli mi sento vecchio e stanco... E lo sono stato, solo, come una lanterna che vibra nelle remote oscurità di quest’umida caverna; incatenato ad un desiderio di rivalsa. Ma a cosa servo? A chi? Qui non c’è Nessuna Nobiltà nella miseria / I’ll remember you. Vibrami nelle ossa, sulla pancia, nel profondo del mio malessere. L’autostrada è viva stanotte e dove mi condurrà lo capirò presto.Verso un posto-ristoro dove anime dannate mi daranno il benvenuto al loro Moto-Raduno di vacuità. C’è dolore e sangue e squallore e poi… ci sei tu, ancora una volta. Con le tue fatture di mancato accredito / Ed ero ancora giovane quel giorno in cui il mio sguardo posandosi sul tuo perdeva rigidità. Ultimo mambo a Fiumefreddo…

Il cielo si tinge del nero delle tuo perizoma. Il tuo respiro riempie i cerchi di fumo della sigaretta...E mi ritrovo ancora solo ad ordinare in questa triste rosticceria; cantina perpetua di sconforto / Animale solitario, calmo e mansueto che non sa ribellarsi alla mattanza. Ricordo quel passo sinuoso riempire la stanza e il mio silenzio… Dove va la fiamma di una torcia incandescente quando il vento gelido la spegne? Luci nell'oscurità, candele perdute nel vento… Anime scomparse ritornano alla loro pace. Non conosce dimora la mia inquietudine, ma c’è gioia, come c’è stato dolore e incomprensione. Ho perso tutto, tranne me stesso e il mio orgoglio di spine.

Troverò mai un posto al riparo? E gente pronta a sentirmi, e un sorriso dietro cui perdere ogni sospetto. Ma la vita fugge e non la trovo nelle mie lacere calze / E il sorriso che ogni giorno indosso come armatura / E il trucco che mi rende sempre più vicino a ciò che non sono, per quello che non c‘è. Un caleidoscopio di forme e colori e la mia essenza che esplode, gonfia di madreperlaceo furore, dentro occhi assetati di verità: trasformate il mio idealismo in banalità, la mia sofferenza in estasi, il qualunquismo in esistenza. E non c’è più Nessuna Nobiltà nelle mie miserabili vesti. E sono sempre io quello che ha torto e fame e sonno quando nessuno è pronto ad offrire un ristoro a questa pelle martoriata che fu virile e adesso non lo è più. Spero tu stia osservando questa misteriosa ed onirica luna. Con lo stesso sguardo sognante di romantico trasporto: velivolo fatato in un cielo di stelle disperate ed agonizzanti, perse tra sospiri e bagliori nelle barbarie di questa vacua resistenza chiamata vita.

Dario Greco