martedì 9 febbraio 2010

Il Minotauro e la ragazza delle parole difficili



Minosse, tiranno e magistrato dell’Oltretomba era uomo con manie di grandezza, o forse un visionario. Il desiderio di un toro bianco fu per lui un sogno di bellezza, un’utopia nata per morire all’alba. Minosse, figlio di Zeus ed Europa, signore di Creta e Cnosso, non sapeva ancora come i Numi si abbattano sulle scelte dei visionari, macchiando di sangue e lacrime il loro percorso, aspettando che cadano per ricordargli la loro umana fragilità. Nonostante il sogno di quel toro bianco fosse morto all’alba del nuovo giorno,Minosse rimase però in piedi, non lasciando ai Numi la possibilità di uno sciocco riso. Ancora perso nelle pagine del Mito continua a vivere, attendendo qualcuno pronto ad ascoltare il sordo cicaleccio di un visionario folle, che intesse trame di sogni irraggiungibili.

Demetrio, come un piccolo Minosse di periferia, nutriva trasporto e violenta predisposizione verso i cattivi ricordi e le vite passate, rincorrendo sogni irraggiungibili. Fu allora che iniziò a ricordare di quando conobbe una persona speciale, La ragazza dalle parole difficili; il suo toro bianco.

Nei giorni in cui la conobbe la pioggia cadeva incessante e lui la osservava, in solitudine. Era svanito in lui il sorriso e quello che riteneva il meglio di sé. A tenergli compagnia c’erano quindici chili di troppo. Gli Dei avevano maledetto la sua accidia e il suo menefreghismo. A Demetrio interessava solo il suo intimo clamore, tutto il resto era chincaglieria. In un capitolo precedente era stato una giovane promessa calabra, ma da troppo tempo sopravviveva con abbandono. Aveva smesso di lottare e di sperare in un futuro roseo. Ogni bocciolo dischiuso si trasformava in fiele e la sua faccia, ad ogni colpo, mutava l’espressione fino a renderlo una caricatura involontaria, cesellata da due fessure al posto degli occhi. In passato ebbe una fulgida chioma, ridotta adesso a sparute ciocche di decadenza.

Ascoltava al buio “Pink Moon”, di Nick Drake, disperandosi sul come fosse possibile concepire tanta grazia.

Perché la vita si accanisce sempre con i sognatori fannulloni, senza decretare loro nemmeno una piccola pensione d’infedeltà? Dove la ricompensa, dove il giaciglio d’Asilo Perpetuo? La vita è una battaglia senza quartiere fra la noia e il dolore e ogni guerriero senza scudo e senza armatura ha il diritto di arrendersi prima di essere sopraffatto, pensava fra sé.

Ricorda il paradenti perché la lingua non finisca lacerata, per non ritrovarti ad ingoiare il tuo sangue. E non è mai leggera la tenerezza…

Fu allora che Demetrio volle concedere a sé ancora un sorriso, lasciandosi cullare dalle parole di una donna… Parole che suonavano un po’ così… L’oggettivo trascendentale in forma cognitiva… A quei tempi Demetrio non capiva ancora queste parole, forse perché era un ignorante capace solo di dire idiozie e frasi fatte da cioccolatini.

“Almeno per questa notte – pensava tra sé Demetrio – sono ancora salvo, accompagnandomi alla Ragazza dalle Parole Difficili… E nessun Demone toccherà queste lenzuola d’attrazione...

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